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The History Mood

L’umore della Storia, raccontato osservando le connessioni fra arte, moda e costume. Una storia dell’umanità raccontata attraverso gli abiti, oggetti che da sempre influenzano i nostri sensi, cambiando il nostro umore… e quello della Storia.

Genesi del Corsetto:
tra immagine e realtà

Il corsetto, bello e dannato, amato e odiato. Quando si tratta di corsetti è difficile soffermarsi sulle sfumature del ragionamento. Forse perché è l’indumento stesso, per come è costruito che non accetta il compromesso. Il corsetto stringe e di fatto, deforma o si allarga e il nostro corpo si decomprime.

In questo primo articolo del blog cercherò di sviscerare un po’ l’argomento, cercando di trovare gli aspetti della storia della corsetteria che aiutino a comprendere come mai questo capo d’abbigliamento, più di altri, ritorni costantemente negli armadi delle persone, nonostante poi venga spesso denigrato.

La prima cosa da precisare, per analizzare la questione è che i corsetti, o indumenti riconducibili ad essi, esistono fin dall’antichità. Basta osservare la famosa statua minoica della dea dei Serpenti che indossa un fantastico stringivita, con il solo scopo di enfatizzare il seno e le spalle come simbolo di potenza, floridità fisica e fecondità. Già con questa considerazione è facile comprendere come il corsetto sia un capo d’abbigliamento difficile da sostituire poiché uno dei pochi in grado di dare al nostro corpo forme nuove ed attraenti, seppur temporanee. I momenti di maggior sviluppo ed utilizzo del bustino e del corsetto, escludendo alcune brevi parentesi di sparizione, sono riconducibili ai secoli XVII, XVIII e XIX. Negli altri momenti della storia occidentale e in numerose altre civiltà non europee esistono similari del busto e del corsetto, ma i modelli e le modalità di impiego sono differenti, perciò non verranno approfondite qui. 


(Ma magari in un articolo successivo del blog: è una buona idea? Fammi sapere commentando su Instagram o Facebook l’articolo, grazie!).




Informazioni immagini, da sinistra verso destra:

Prima immagine: Dea dei serpenti. Hiraklio, museo archeologico. Image by Wikimedia Commons
Seconda immagine: Corsetto, inizio XVIII secolo, Spagna. Image by THE MET
Terza immagine: Corsetto, 1891, Maison Léoty, Francia. Image by THE MET
Quarta: Modello di corsetto italiano 1880-81. Image by Merchat_of_History (Instagram)
Quinta: Modello di corsetto francese 1877. Image by Merchat_of_History (Instagram)
Sesta: Pubblicità di una fabbrica di corsetti, periodo Liberty. Image by Merchat_of_History (Instagram)


Così, con il passare dei secoli, fra oscuramenti e ritorni, il corsetto è giunto fino a noi e ultimamente si sta riproponendo sulle passerelle in una nuova veste, il corset top. Ma di questo parleremo alla fine, era solo per accennare al fatto che nonostante le battaglie, sacrosante, dei vari movimenti di inizio ‘900 per “abiti d’artista” e “abiti razionalisti” che aborrivano l’utilizzo del busto in favore di un corpo “rinnovato, in salute, naturale, puro e libero” lui ritorna comunque, e se ritorna è anche perché le persone lo indossano, al di là che siano condizionate o meno dalla moda e dalla società!

Come accennato inizialmente, il corsetto non è un capo fatto “di compromessi”, in esso vivono, proprio per la sua lunga storia, simbolismi morali e sociali fortissimi. Per questo spesso, quando ne si parla, può dar vita alle peggiori discussioni sulla cura del corpo e sul senso della morale e del pudore.

Infatti chiunque abbia sentito parlare di corsetti nella sua vita si è spesso scontrato con le opinioni più disparate e, il più delle volte, assurde e arbitrarie: “quell’orrendo strumento di tortura”; “una gabbia per sottomettere”; “bellissimi ma, importabili” oppure anche: “sempre demonizzati, dovreste indossarli per capire!”, “un buon corsetto è comodo, come un pigiama di pile” e infine “Se non porti il corsetto, non stai indossando un abito storico!”. Il senso della misura non è di casa quando si parla di corsetteria, ma in quest’articolo cercherò di provarvi che è possibile parlare di corsetti senza litigare. Almeno quando si parla di moda, che per sua natura è mutevole e frivola, si dovrebbe provare! 

Il primo aspetto da considerare è che ad oggi, soprattutto grazie alle varie lotte femministe e sociali per rivendicare un abbigliamento il più possibile libero da dogmi e regole rigide, un bustino e un corsetto sono comparabili a qualsiasi altro capo d’abbigliamento. Almeno dal punto di vista dell’indossabilità: esistono corsetti d’ogni genere e fattura, adatti alle occasioni più disparate. Questo aspetto non era inusuale neanche nel passato, specie nella seconda metà del XIX secolo, esistevano numerosi modelli di corsetti per diverse attività quotidiane: corsetti per ballare, per andare a cavallo, da sera e da giorno ed anche corsetti per lavorare. Vi erano anche alcuni momenti della giornata in cui non era necessario portarlo, ad esempio in casa quando si indossavano abiti da thè o da giorno e durante momenti di relax. Difficilmente però una gran dama del bel mondo parigino o milanese sarebbe uscita di casa sprovvista del corsetto adatto per l’occasione. Le eccezioni ci saranno sicuramente state, ma saranno state appunto, eccezioni. Per come la penso, sta’ a chi decide di indossare una mise storica capire qual è il suo grado di trasgressione rispetto alla moda dell’epoca. In un certo senso lo stesso vale anche per oggi e con molta maggiore libertà. Siamo noi stessi a decidere cosa indossare e in quale occasione e quanto e come vogliamo farci notare evadendo le regole del cosiddetto “senso comune”. Già pensando a questo, vien da chiedersi perché tanto baccano intorno a un oggetto che dopotutto non è altro che un capo d’abbigliamento, ma come detto in precedenza le connotazioni morali ed etiche intorno all’uso del corsetto sono molteplici. Tant’è che il suo utilizzo ha attirato spesso l’attenzione di grandi artisti del passato come per esempio Manet, Toulouse Lautrec, De Witte e andando molto indietro fino al XVII secolo il tedesco Gerard Ter Boch Il giovane. 



Informazioni immagini, da leggere da sinistra verso destra:

Prima immagine: Édouard Manet, 1877, olio su tela, Hamburger Kunsthalle, Amburgo. Image by Wikimedia Commons
Seconda: Henri de Toulouse-Lautrec, Femme en corset (donna in corsetto), da Elles, 1896. Image by MoMa
Terza: Una giovane donna alla sua toilette con una con una domestica, 1650–51 circa Gerard ter Borch Il giovane. Image by THE MET
Quarta: Adrien de Witte, Femme au corset rouge (Donna in corsetto rosso), 1880, olio su tela, Musée des beaux-arts de Liège. Image by Wikimedia Commons


Osservando queste opere d’arte, seppur tutte diverse fra loro e appartenenti ad artisti e periodi storici differenti un aspetto comune salta all’occhio: le protagoniste del dipinto sono spesso colte nell’atto della vestizione, intente ad aggiustarsi un nastro oppure il trucco, dipinte come se fossero state colte di sorpresa o di nascosto. Spesso sono seminude e si intravedono i seni o le morbide curve del corpo, enfatizzate proprio dal corsetto. 

È sufficiente guardare queste opere d’arte per comprendere come l’immaginario che si è formato intorno al corsetto, fino a un secolo fa capo intimo per eccellenza, sia un immaginario che rimanda all’intimità e all’erotismo soprattutto femminile, all’atto di vestirsi e di svetirsi, a momenti di vanità e di esaltazione della floridità del corpo. Se aggiungessi a questa riflessione il fatto che anche gli uomini in alcune occasioni, specie nel XIX secolo, indossavano alcuni tipi di busti e corsetti capirete bene come potremmo parlare per ore di come questo capo d’abbigliamento sia complesso non solo per come è costruito, ma anche nella sua evoluzione storica. Queste forti connotazioni morali che si relazionano con la storia del corsetto hanno influenzato molto i suoi momenti di diffusione così come i suoi momenti di oscuramento ed influenzano ancor oggi il modo in cui viene concepito il suo utilizzo. Basti vedere come viene rappresentato nei film e nelle serie tv in costume per comprendere come questo immaginario appena descritto riguardo l’uso del corsetto sia ancora fortissimo nella cultura occidentale, continuando ad alimentare quelle discussioni sul suo utilizzo o meno  che dopotutto lo rendono ancora oggi così affascinante e quindi desiderabile.

Infatti anche nei tempi più recenti alcuni fra i più importanti stilisti della moda europea hanno riproposto l’utilizzo del corsetto, ricostruendo i modelli nei tagli ma rendendone più semplice la portabilità come nel caso della “Potrait Collection” ideata da Vivienne Westwood, che in questa collezione del 1990 proponeva l’idea di un corsetto che modella dolcemente le forme del corpo servendosi di nuovi tessuti come la lycra, riducendo al minimo l’aspetto costrittivo e concentrando l’attenzione sugli aspetti estetici del corsetto su cui vengono proposte le stampe di antiche opere d’arte rinascimentali e barocche, nell’intento di trovare un’unione fra passato e presente. Il corsetto fa capolino anche nelle ardite e geniali sperimentazioni di Alexander McQueen che, come Vivienne Westwood, è alla continua ricerca di nuovi design ripescando da ciò che la storia del costume e della moda ha da offrire. 

Così McQueen in collaborazione con Shaun Leane propone nel 1998 lo “Spine Corset” ribaltando totalmente quell’immaginario femminile e moralizzato di cui è stato scritto poche righe sopra e offrendoci l’idea di un corsetto che è la rappresentazione di ciò che del corpo rimane dopo la morte. McQueen fa un passo oltre e ci presenta un abito che permette, come il corsetto, sì di modellare il corpo, ma in un ibrido fra uomo e animale, esaltando la struttura più che la corporeità. 


Informazioni immagini, da leggere da sinistra verso destra:

Prima immagine: Corsetto, Vivienne Westwood 1990, poliammide, poliestere e lycra. Image by V&A Museum
Seconda Immagine: ‘Spine’ corset, Primavera/Estate 1998, Shaun Leane per Alexander McQueen, alluminioe pelle. Image by V&A Museum.


Con l’opera di Alexander McQueen e Shaun Leane siamo di fronte a una delle prime rappresentazioni di quel post-human che nei primi anni 2000 verrà proposto da molti artisti e stilisti come la soluzione alla fluidità e dispersione dell’identità nella contemporaneità. Il corsetto come scheletro per un nuovo corpo, che si può trasformare in ogni modo possibile. La collezione di Vivienne e le sperimentazioni di Alexander McQueen, ci portano fino ad oggi dove il corsetto non è visto solo come un capo per una moda che rivendica un senso artistico, ma esso sta ritornando come un vero e proprio capo d’abbigliamento di utilizzo quotidiano attraverso il modello “corset top”. Un ibrido fra corsetto e bustier che può essere utilizzato sia come capo da sera che da giorno e non solo come capo intimo. È sufficiente abbinarlo nel modo giusto per l’occasione in cui si desidera indossarlo. Così concludo con un annuncio per il futuro: nella primavera estate 2022 anche Danilux Atelier proporrà la sua linea di corset top con una mini collezione, qualche indizio per l’ispirazione lo potete trovare in queste righe… Ma non vado oltre perché tutto verrà svelato nei prossimi mesi, basta seguire i canali social e il sito!

Come per i corsetti di ispirazione storica, anche per i corset top sarà possibile eseguire progetti su misura e personalizzati, perché quando si tratta di corsetteria un’unica certezza c’è: se è su misura per te, è meglio! Che poi per noi di Danilux, è una certezza per ogni capo che pensiamo per voi!

A presto con il prossimo articolo, Daniela Lussana - Danilux Atelier

Di seguito un elenco delle fonti usate per quest’articolo e qualche spunto in più per continuare a conoscere il mondo dei corsetti e della corsetteria:

Per conoscere meglio i corsetti dal punto di vista sartoriale:

Corset, Historical Patterns&Techniques, Jill Salen, Batsford Edition

Corset&Crinolines by Nora Waugh, Judith Dolan, Rouledge Editore, edizione 2017

Stays and Corsets: Historical Patterns Translated for the Modern Body vol. 1&2, Mandy Barrington, Routledge Editore

Pattern of Fashion 5 by Janet Arnold, Jenny Tiramani, Luca Costigliolo, Sébastien Passot, Armelle Lucas, Johannes Pietsch, The School of Historical Dress Edition

Storia del Costume e dintorni:

Storia del costume e della moda XVIII-XXI secolo, Enrica Morini, Skira Edizioni

Il costume e la moda nella società italina, Rosita Levy Pisetzsky, Einaudi, edizione 1995

Underwear Fashion in detail, Elery Ynn, Victoria&Albert Museum Edition

Spunti dal WEBBE:

https://it.wikipedia.org/wiki/Dea_dei_serpenti

https://it.wikipedia.org/wiki/Nan%C3%A0_(Manet)

https://www.metmuseum.org/art/collection/search/435718

https://fashionhistory.fitnyc.edu/1990-westwood-corset/

https://collection.maas.museum/object/353321

https://www.metmuseum.org/art/collection/search/90398

https://www.vam.ac.uk/museumofsavagebeauty/mcq/spine-corset/

https://it.wikipedia.org/wiki/Alfred_Stevens

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